La favola de’ tre gobbi, Napoli, 1783 (I tre gobbi rivali)

 PRIMO INTERMEZZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Madama VEZZOSA, in atto di andare ad assettarsi il capo alla toletta con una cameriera, che l’assiste, ed un paggio, entrambi che non parlano; indi il marchese PARPAGNACCO
 
 VEZZOSA
 
    Con questo portamento
 se muovo l’occhio in giro,
 se tenera sospiro,
 ognun fo spasimar.
 
5   Mi corrono d’intorno
 per sempre i damerini,
 amanti poverini
 mi fate voi pietà.
 
 Per tutte le botteghe
10so che di me si parla,
 per le vie, per le piazze e per le strade,
 in ogn’angolo alfin della cittade
 non si fa che parlar di mia beltade. (Paggio che li fa cenno d’esservi marchese Parpagnacco)
 Come? Chi è? Il marchese Parpagnacco.
15Venga, venga, è padrone. (Paggio via)
 Costui fa il signorone,
 benché nato villan, ma non importa.
 In oggi chi ha denaro in quantità
 porta nel saccoccin la nobiltà.
 PARPAGNACCO
20Riverente m’inchino
 a quella bella grazia
 che di farmi penar non è mai sazia.
 VEZZOSA
 Io faccio riverenza
 a quei vezzosi rai
25che di farmi penar non cessan mai.
 PARPAGNACCO
 Ah madama Vezzosa,
 siete molto graziosa.
 VEZZOSA
 Ah Parpagnacco mio,
 siete tutto bellezza e tutto brio.
 PARPAGNACCO
30Non faccio per lodarmi
 ma dacché son marchese
 faccio meravigliar tutto il paese.
 Quand’ero alla montagna
 d’essere mi pareva un contadino,
35ora d’esser mi pare un ballerino.
 Una cosa soltanto pur mi manca.
 VEZZOSA
 E cosa mai signore?
 Lei possiede diamanti e ricche spoglie...
 PARPAGNACCO
 Mi manca, lo dirò, una bella moglie.
 VEZZOSA
40Ricercarla conviene.
 PARPAGNACCO
                                        Io l’ho trovata.
 VEZZOSA
 E chi è mai? E chi è mai? Sarà sicuro
 giovine come lei, graziosa e bella.
 PARPAGNACCO
 Lo volete saper? Voi siete quella.
 VEZZOSA
 Da vero? Oh me felice!
 PARPAGNACCO
45Questa vostra allegrezza
 m’empie il cor di dolcezza,
 sudo, smanio e deliro,
 rido per il contento e poi sospiro.
 
    Io mi sento per esempio
50nell’interno verbigrazia
 per quell’occhio... quella grazia,
 dico bene... certo ardore,
 vale a dire che l’amore
 sine dubbio... certamente
55è sì forte, sì potente
 che resister più non sa.
 
    Quei labretti cari cari,
 quei occhietti belli belli,
 quel che credo e che non credo
60già mi fanno delirar.
 
    Ma tu ridi, mia carina,
 ma quel viso più m’accende;
 nel mio petto una calcara
 ah ripara, oimè ripara
65che se no impazzisco già.
 
 VEZZOSA
 Non ne dica di più; ma che mai vedo,
 oh che vago diamante! (Guardandoli l’anello)
 PARPAGNACCO
 Vi piace?
 VEZZOSA
                     Signorsì, mi piace tanto.
 PARPAGNACCO
 Padrona.
 VEZZOSA
                    Oh maraviglio.
 PARPAGNACCO
                                                  Eh via lo prenda. (Glielo presenta)
 VEZZOSA
70No certo, no.
 PARPAGNACCO
 Ma poi... Ma poi...
 VEZZOSA
                                    E via, lo prenderò. (Se lo mette in dito)
 PARPAGNACCO
 Dunque, mia cara sposa...
 VEZZOSA
                                                  Con licenza. (Vedendo tornare il paggio si scosta. Il paggio finge parlare all’orecchio e parte, lei facendo confusione dice)
 Oh gioia mia diletta,
 sono imbrogliata assai; vien mio fratello,
75uomo senza cervello e assai manesco,
 se vi trova con me voi state fresco.
 PARPAGNACCO
 Dunque che deggio far?
 VEZZOSA
                                              Io vi consiglio
 per fuggire il periglio
 nascondervi colà.
 PARPAGNACCO
                                  Poi se mi trova?
 VEZZOSA
80Lasciate fare a me,
 difendervi prometto.
 PARPAGNACCO
 (Che mi spiani la gobba io già m’aspetto). (Si ritira)
 VEZZOSA
 Ci vuole un po’ d’ingegno a far l’amore
 con questo e con quest’altro
85e vi vuol pronto labro ed occhio scaltro.
 
 SCENA II
 
 Baron MACACCO e detta
 
 MACACCO
 
    Son un conte e son barone,
 son venuto in conclusione
 per servirvi e cortegiar.
 
    Tutto il mondo mi vuol bene
90e voi forse un poco più.
 
 Ma... madama vi chie... chiedo perdono.
 VEZZOSA
 Del barone Macacco io serva sono.
 MACACCO
 Co... co... co... cosa fate?
 VEZZOSA
                                             Io sto be... bene.
 MACACCO
 Non mi co... corbellate.
 VEZZOSA
95Pensi lei... Signorsì.
 Parlo anch’io qualche volta co... così.
 MACACCO
 Io so... so... innamorato
 di vo... voi, mia be... bella,
 viver non posso senza
100chia... chia... chiamarvi aita
 da voi che siete la mia vi... vita.
 VEZZOSA
 (Che ti venghi la rabbia!
 Oh che brutta figura!
 Questo può dirsi un mostro di natura).
 MACACCO
105Le raga... gazze mi co... corron dietro,
 lo vorrebbero ch’io fo... follemente
 le ama... massi ma non fa... fanno niente.
 
    Giovinotto sono ancora,
 non ci penso un ca... ca... cavolo,
110le ma... mando tutte al diavolo.
 
    Queste donne son buggiarde
 ma... ma... ma... ma... maliarde,
 senza aver di lor pietà.
 
 VEZZOSA
 Caro signor Macacco,
115quando lei fosse sposo,
 sarebbe poi geloso?
 MACACCO
 Pensate voi, vorrei che la mia sposa
 fosse co... corteggiata
 e fo... fortemente va... vagheggiata.
 VEZZOSA
120Non vi saria pericolo
 che li facesse torto,
 poicché più bel di lei
 chi si trovi nel mondo io non saprei.
 MACACCO
 Io sono ben fa... fatto. E in conclusione,
125madama mia gentil, non son buffone.
 VEZZOSA
 (Che faccia di castrone). (In questo un volante che finge parlare all’orecchio di Vezzosa e via, dopo di che Vezzosa soggiunge)
 Caro signor barone,
 con buona permissione
 un altro cavalier vuol visitarmi,
130onde vi prego in libertà lasciarmi.
 MACACCO
 Fa... fate pur, so so ancor io l’usanza,
 mi ritiro in quella o in questa altra stanza. (Si ritira)
 VEZZOSA
 Oh quest’è bella affé,
 con quest’altro che vien saranno tre.
 
 SCENA III
 
 Conte BELLAVITA e detta
 
 BELLAVITA
 
135   Della charmans Vezzosa
 al volto porporino,
 m’inchino e poi m’inchino,
 mi abasso e mi confondo,
 mi umilio e poi sprofondo,
140mon coeur, mio dolce amor.
 
 VEZZOSA
 
    Oh dio che bella cosa,
 insuperbir mi fate,
 conosco che mi amate,
 je meurs per troppo ardor.
 
 A DUE
 
145   E via non più, non più,
 una dolcezza amore
 rimette al nostro core
 che indebolir ci fa.
 
 BELLAVITA
 Permetta, anzi conceda
150che prostrato si veda
 il prototipo ver de’ rispettosi,
 l’infimo de’ suoi servi generosi.
 Osservate madama
 il labro mio vezzoso,
155l’occhio nero amoroso,
 il mio parlar sincero,
 l’aria brillante, il portamento altero.
 VEZZOSA
 Non ne dica di più; lo so, lo vedo.
 Lei è tutto ben fatto;
160lei è molto gentil; (lei è un bel matto).
 BELLAVITA
 Viva viva il buon cuore;
 anch’io l’affettazione
 odio nelle persone;
 parlar mi piace naturale affatto,
165perciò dal seno estratto
 il più devoto sentimento,
 trabocca dalle labra il mio contento.
 
    Vezzosa amable
 sge bram l’honneur
170de vu servir
 ma l’alma mia
 di gelosia
 fate morir.
 
    Io già m’avvedo
175che pena e langue,
 che gran plesir!
 
    Beltà sciarmante
 di voi sono amante,
 volto ben fatto
180per voi vengo matto,
 pietà vi chiedo
 del mio martir.
 
 VEZZOSA
 Ma se siete poi tanto grazioso,
 sarete ancora un uomo generoso.
 BELLAVITA
185Cosa importa?
 VEZZOSA
                              Per me vi parlo schietto,
 se mi volete innamorar da buono,
 fate che della borsa io senta il suono.
 BELLAVITA
 Sarà dunque un amore interessato?
 VEZZOSA
 Sarà l’amor che dalle donne è usato.
 BELLAVITA
190Parmi di sentir gente. (Si sente un rumore)
 VEZZOSA
                                            Ah dite piano
 perché tengo un germano
 che ha il capo stravagante,
 se vi sente vorrà far l’arrogante.
 BELLAVITA
 Ecco in  segno d’amor questo orologio. (Gli presenta un orologio)
195Mi vorrete poi bene?
 VEZZOSA
                                         Oh tanto, tanto.
 BELLAVITA
 Vi piace il volto mio?
 VEZZOSA
                                         Siete un incanto.
 BELLAVITA
 
    Vezzosa gradita,
 mio dolce tesoro.
 
 VEZZOSA
 
 Per voi Bellavita
200io smanio, io moro.
 
 A DUE
 
 Che dolce contento
 ch’io provo, ch’io sento.
 Oh dio! Che beltà!
 
 BELLAVITA
 
    Oimè sento gente.
 
 VEZZOSA
 
205No no, non è niente,
 sarà mio fratello.
 
 BELLAVITA
 
 Ha poco cervello,
 tremar ci farà.
 
 VEZZOSA
 
    Non tema di nulla,
210stia fermo, stia qua.
 
 PARPAGNACCO
 
    Patron riverito. (A Bellavita)
 
 BELLAVITA
 
 Son servo obbligato.
 
 A DUE
 
 Che gran civiltà!
 
 BELLAVITA
 
    È tutto compito.
 
 VEZZOSA
 
215Sorella gli sono,
 spiacermi non sa.
 
 PARPAGNACCO
 
    È assai ben creato.
 
 VEZZOSA
 
 Sorella gli sono,
 spiacermi non sa.
 
 BELLAVITA, PARPAGNACCO A DUE
 
220   Fratello più buono
 di lui non si dà.
 
 VEZZOSA
 
    (Per fino ch’ei parti,
 celatevi là). (A Bellavita)
 
 BELLAVITA
 
 (È troppa bontà).
 
 VEZZOSA
 
225   (Andate in disparte,
 che poi partirà). (A Parpagnacco)
 
 PARPAGNACCO
 
 (È troppa bontà).
 
 BELLAVITA, PARPAGNACCO A DUE
 
    Gli son servitore,
 comandi signore
230ma con libertà. (Partono)
 
 VEZZOSA
 
    Oh questa sì ch’è bella,
 m’hanno creduto affé.
 
 MACACCO
 
    Non c’è c’è c’è nessuno,
 to... to... to... tocca a me.
 
 VEZZOSA
 
235   (E questo bel Macacco
 da me cosa vorrà?)
 
 MACACCO
 
    Mia ca... cara.
 
 VEZZOSA
 
                               Mio bel... bello.
 
 A DUE
 
 Son qua qua qua qua qua.
 
 BELLAVITA, PARPAGNACCO A DUE
 
    (Un altro suo fratello (Fra loro in disparte)
240ancor questo sarà!)
 
 VEZZOSA, MACACCO A DUE
 
 Son qua qua qua qua.
 
 BELLAVITA, PARPAGNACCO A DUE
 
    Ebben quanti fratelli (Facendosi avanti)
 avete mia signora?
 
 VEZZOSA
 
 Padroni cari e belli,
245io non ve lo so dir.
 
 BELLAVITA
 
    Voi siete mensognera.
 
 PARPAGNACCO
 
 Voi siete lusinghiera.
 
 BELLAVITA, PARPAGNACCO A DUE
 
 Scoperta siete già.
 
 MACACCO
 
 Co... cosa mai sarà?
 
 VEZZOSA
 
250   Andate che vi mando,
 andate via di qua.
 
 A DUE
 
    Che razza maledetta,
 che rabbia che mi fa.
 
 Fine del primo intermezzo